RETINA ARTIFICIALE LIQUIDA

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Le nanoparticelle polimeriche semiconduttive iniettate per via subretinale recuperano la vista in un modello murino* con distrofia retinica

Retina artificiale liquida

Questo articolo sottolinea, come del resto fa la Dottoressa Pertile, direttrice del reparto di oculistica dell’ospedale Negrar (VR) in tutte le sue interviste, che le nanoparticelle promuovono l’attivazione dipendente dalla luce dei NEURONI RETINICI RISPARMIATI. Più neuroni retinici VIVI ci sono e più il recupero visivo sarà grande e persisterà finché quei neuroni saranno VIVI. La sopravvivenza di questi neuroni dipende da quanto sono vascolarizzati, e per ora, nella mia decennale esperienza, solo l’Agopuntura Boel riesce a mantenere la vascolarizzazione negli anni.

Spontaneamente questa vascolarizzazione è destinata a esaurirsi ed è per questo che il campo visivo si perde. Ritengo che l’utilizzazione delle nanoparticelle di polimero coniugato ( P3HT NPs ) iniettate sotto la retina, sia molto più semplice e vicina alla fisiologia della retina rispetto ai cablaggi o alle telecamere esterne già proposte in altre ricerche. Il ripristino di meccanismi fisiologici è sicuramente più auspicabile rispetto a interventi esterni di diversa natura che possono essere dolorosi, mal funzionanti o causa di effetti collaterali nocivi.

Inoltre questi ultimi, a causa di tutto questo, potrebbero essere proposti come soluzioni finali in persone cieche o molto vicine alla cecità. L’iniezione delle nanoparticelle, invece, potrebbe essere precoce e garantire una visione simile o uguale a quella normale, sempre che ai neuroni retinici sia garantita una sufficiente vascolarizzazione.

Cosa che l’agopuntura Boel può fare, ampiamente comprovata dagli esami Ecocolordoppler oculari. Mi auspico che questa ricerca sfoci in un risultato applicabile. Io sono pronta a sostenerla con l’utilizzo del l’agopuntura Boel per una migliore qualità della vita nei portatori di retinite pigmentosa, di maculopatia e di altre patologie che riducono l’attività della retina.

  • *Un organismo modello (solitamente un topo) è una specie ampiamente studiata per comprendere specifici fenomeni biologici

Dott.ssa Valeria Vannucci

Articolo pubblicato su  Nature Nanotechnology volume 15, pagine 698 – 708 (2020)

Subretinally injected semiconducting polymer nanoparticles rescue vision in a rat model of retinal dystrophy

 Abstract:

Le distrofie retiniche ereditarie e la degenerazione maculare senile in stadio avanzato, per la quale i trattamenti rimangono limitati, sono tra le cause più diffuse di cecità legale. Le protesi retiniche sono state sviluppate per stimolare la rete retinica interna; tuttavia, la mancanza di sensibilità e risoluzione e la necessità di cablaggi o telecamere esterne ne hanno limitato l’applicazione. Qui vi mostriamo che le nanoparticelle di polimero coniugato (P3HT NPs) mediano la stimolazione evocata dalla luce dei neuroni retinici e le funzioni visive di salvataggio persistentemente quando iniettate subretinalmente in un modello di ratto di retinite pigmentosa. Le NP P3HT si estendono su tutto lo spazio sottoretinico e promuovono l’attivazione dipendente dalla luce dei neuroni retinici interni risparmiati, recuperando le risposte visive subcorticali, corticali e comportamentali in assenza di effetti trofici o infiammazione della retina.

  • José Fernando Maya-Vetencourt ,
  • Giovanni Manfredi, 
  • Maurizio Mete, 
  • Elisabetta Colombo, 
  • Mattia Bramini, 
  • Stefano Di Marco, 
  • Dmytro Shmal ,
  • Giulia Mantero, 
  • Michele Dipalo, 
  • Anna Rocchi, 
  • Mattia L. DiFrancesco ,
  • Ermanno D. Papaleo, 
  • Angela Russo, 
  • Jonathan Barsotti, 
  • Cyril Eleftheriou ,
  • Francesca Di Maria, 
  • Vanessa Cossu ,
  • Fabio Piazza, 
  • Laura Emionite, 
  • Flavia Ticconi, 
  • Cecilia Marini, 
  • Gianmario Sambuceti, 
  • Grazia Pertile, 
  • Guglielmo Lanzani & 
  • Fabio Benfenati