La prevenzione è la miglior cura. E un’azione tempestiva viene subito dopo.

Oculista Valeria Vannucci- Agopuntura per le patologie oculari- Bologna
Oculista Valeria Vannucci- Agopuntura Boel per le patologie oculari- Bologna

Tutte le malattie sono più difficili da curare quando diventano croniche perché col tempo si radicano nell’organismo e si crea una sorta di equilibrio dannoso nel quale il corpo si difende solo parzialmente: non può impedire il danno, può solo rallentarlo. Quindi meglio aiutare le difese dell’organismo subito quando hanno ancora forza e possono potenziarsi se stimolate o sostenute.

Così, mentre indossiamo le mascherine per fronteggiare il nemico percepito come numero uno, passa in secondo piano la prevenzione per i difetti o le malattie della vista che colpiscono una percentuale davvero inaspettata della popolazione mondiale: 2,2 miliardi di persone su un totale di 7,4 miliardi.

Preservare la vista significa avere cura degli occhi prima che si ammalino: retinopatia diabetica, glaucoma e degenerazione maculare sono tutti ladri silenziosi  di luce perché il danno nervoso che provocano agli inizi è impercettibile. E alla fine è irreparabile. Ma tra queste due fasi c’è un passaggio importantissimo che si chiama prevenzione.

Le persone che si rivolgono alla agopuntura oculistica tempestivamente, prima che la patologia si cronicizzi, hanno risultati significativi. Infatti,  intervienendo quando la malattia è all’inizio,  aumentano sensibilmente le possibilità di recupero. 

L’occhio umano senza sforzo guarda lontano; da vicino, invece, deve mettere a fuoco e, quindi, il rischio d’affaticamento visivo è maggiore. Oggi la maggior parte delle attività lavorative e di studio avvengono da vicino e in ambienti chiusi. Ciò comporta la necessità sia di una precisa correzione di eventuali difetti visivi, sia di mettere in atto delle norme di “igiene oculare” come fare frequenti pause, controllare i fattori ambientali (specialmente un’illuminazione appropriata), mantenere una postura corretta e trascorrere del tempo all’aria aperta.

L’esperienza degli oculisti in questo periodo di pandemia è un aumento della miopia specialmente nei giovani.

“L’utilizzo scorretto di smartphone o di tablet o anche del personal computer che guardiamo ogni giorno e condizioni di illuminazione scarsa negli ambienti dove lavoriamo, possono avere ripercussioni sulla vista oltre i tre metri, perché mettere a fuoco schermi e testi vicini– senza l’accortezza di fare frequenti pause guardando in lontananza – richiede un continuo lavoro muscolare che può trasformarsi in uno spasmo. Questo spasmo blocca i muscoli che non riescono più a lavorare e a mettere a fuoco lontano. Il lontano appare sfuocato e la visione diventa miope. Guardare frequentemente piccoli e o grandi monitor ha infatti il suo prezzo

“il 30% della popolazione ‘digitale’ sviluppa prevalentemente la miopia. 

Per prendersi cura dei propri occhi, facciamo attenzione a questi aspetti:

  • La luce naturale è ancora la fonte di luce ottimale – specialmente sul posto di lavoro.
  • La luce crepuscolare e la scarsa illuminazione fanno stancare gli occhi.
  • È meglio evitare forti contrasti chiari e scuri e abbagliamenti.
  • Una distanza di lettura da 35 a 45 centimetri con caratteri tipografici di grandezza normale protegge gli occhi.
  • A partire dai 40 anni di età gli occhi dovrebbero essere sottoposti ad una visita oculistica ogni 2 anni.

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